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Le regole dello smart working applicate nel comparto unico della Regione Valle d’Aosta ai soli dipendenti con contratto a tempo pieno “penalizza in particolare le lavoratrici, che statisticamente ricorrono più spesso al part-time perché impegnate in attività di cura e assistenza a figli o familiari anziani”.

Lo ha sostenuto la capogruppo regionale di Avs Chiara Minelli che ha presentato sull’argomento un’interpellanza.
La consigliera ha anche ricordato che il presidente della Regione si è assunto “l’impegno di verificare la possibilità di estendere lo smart working a tutto il personale regionale”.
Il presidente Testolin ha precisato che “il lavoro agile non è un diritto del lavoratore, ma una modalità organizzativa che ogni ente può adottare e modulare secondo le proprie esigenze”.
“La verifica effettuata dal Comitato regionale per le politiche contrattuali (Corepoc) – ha aggiunto – ha evidenziato diversi livelli di attuazione del lavoro agile negli enti del comparto unico, con regolamentazioni differenziate in ragione delle specifiche organizzazioni”.

Secondo il presidente della Regione “per quanto riguarda l’accesso simultaneo al lavoro agile e al part-time, con la Direttiva 2 del 7 agosto 2025, il Corepoc ha stabilito che anche i dipendenti con contratto a tempo parziale possano accedere al lavoro agile, rispettando il principio della prevalenza del lavoro in presenza e condizioni specifiche”.
“Tra i vari punti elencati dal Presidente emerge che sono previste alcune deroghe, ma lo smart working è concesso prioritariamente ai lavoratori a tempo pieno”, ha replicato Minelli, auspicando “che le autorizzazioni in corso comprendano anche i part-time, perché intercettare le esigenze di questa parte del personale sarebbe un segnale concreto e positivo, in un contesto in cui la Regione fatica ad attrarre lavoratori”.

Ansa

admin

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